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CORSO DI SENSIBILIZZAZIONE ALL’APPROCCIO ECOLOGICO - SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI “METODOLOGIA HUDOLIN”
Padova
16 – 21 novembre 2009
Parrocchia Santi Angeli Custodi, via Scuole 6
CONCLUSIONI DEL CORSO
Dal 16 al 21 novembre 2009 presso la Parrocchia Santi Angeli Custodi, via Scuole 6 Padova si è svolto il Corso di Sensibilizzazione all’Approccio Ecologico-Sociale ai Problemi Alcolcorrelati e Complessi (metodologia Hudolin).
Il Corso è stato organizzato dall’ACAT “Il Ponte”, dall’Associazione Eurocare Italia, in collaborazione con l’Agenzia del Centro Alcologico Territoriale, con il Dipartimento per le Dipendenze ULSS 16 Padova e l’AICAT (Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento).
Al corso hanno preso parte 20 corsisti.
Si ringraziano tutte le persone dell’ACAT il Ponte e della comunità locale che hanno contribuito alla realizzazione del corso, in particolare le famiglie ed i servitori insegnanti dei Club degli Alcolisti in Trattamento che hanno accolto i partecipanti del corso al loro incontro settimanale con ospitalità e cortesia.
Si ringrazia inoltre il Direttore del Corso Franco Marcomini, il Supervisore dei gruppi Vanna Cerrato, i docenti Danilo Salezze, Aniello Baselice, i conduttori dei gruppi Loredana Faletti, Lisa Nadir, Anna Roveroni, i co-conduttori Vera Blasutti, Cristiana De Luca, Francesca Galvani, il responsabile della visita ai Club Luciano Picello, e per la segreteria Meris Dian e Luciano Picello.
Un particolare ringraziamento alla cortese ospitalità della Parrocchia Santi Angeli Custodi nella persona di Don Luca, di Don Sandro e a tutti i collaboratori della parrocchia che hanno contribuito a rendere piacevole e accogliente la settimana del corso.
Il nostro pensiero va al professor Vladimir Hudolin e alla Prof.ssa Visnja Hudolin, che ricordiamo sempre con profondo affetto e gratitudine: senza il loro impegno di tutta una vita non sarebbe stato possibile realizzare questo corso, così come i programmi alcologici territoriali in tutta Italia e nel mondo.
Infine un grazie a tutti i corsisti che hanno reso possibile la riuscita di questo corso contribuendo alla sensibilizzazione di tutta la comunità e alla crescita personale di tutti e un grazie anche ai produttori di bevande alcoliche senza i quali tutto questo non sarebbe possibile.
Dalle discussioni nate nei gruppi con conduttore ed autogestiti, dai contenuti trasmessi nelle lezioni, dal clima di condivisione, solidarietà e amicizia sperimentato nelle comunità e durante tutta la settimana sono emerse le seguenti conclusioni:
1. L’approccio ecologico-sociale riconosce i problemi alcol correlati e l’alcolismo come stili di vita e non come malattia. L’alcol è scientificamente riconosciuto come una droga della quale non si conoscono livelli di consumo sicuro. Il vino, la birra e tutte le altre bevande alcoliche non sono né alimenti né nutrienti. Il bere moderato, il bere responsabile, il bere sociale, il bere normale sono categorie morali che hanno come unico scopo la difesa del bere e la diversità negativa degli alcolisti.
2. All’interno dell’approccio ecologico-sociale non si parla né di cura né di pazienti ma di persone che si impegnano in un percorso di crescita, maturazione e di cambiamento del proprio stile di vita.
3. Lo strumento cardine dell’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi è il Club degli Alcolisti in Trattamento.
4. Il Club degli Alcolisti in Trattamento è una comunità multifamiliare inserita nella comunità locale, formata da almeno 2 famiglie e da un servitore-insegnante, che riconosce le seguenti 4 regole:
a. la puntualità e la regolarità settimanale degli incontri del Club con tutta la famiglia;
b. la riservatezza su quanto discusso durante l’incontro che i membri del Club si impegnano a mantenere;
c. l’accettazione di non fumare durante l’incontro del Club;
d. all’ingresso della tredicesima famiglia o almeno una volta l’anno il club si deve dividere e favorire la nascita di un nuovo Club.
Altre abitudini e tradizioni di ogni singolo Club non possono essere considerate regole di funzionamento, ma possono essere accettate, purché non in contraddizione con le regole sopra elencate.
5. Il club accetta la natura umana nella sua complessità e sceglie di promuovere questi 4 principi: amicizia, amore, solidarietà e rispetto delle differenze.
6. Lo scopo della metodologia non è l’astinenza, che può essere un punto di partenza, ma la sobrietà che diventa una scelta e prevede l’accettazione della ricaduta coniugata alla disponibilità di cambiare il comportamento e il proprio stile di vita, con la consapevolezza dei propri limiti e con l’apertura alla relazione di amore, solidarietà ed amicizia.
7. Il bere analcolico è una competenza.
8. Il servitore-insegnante è una persona sensibilizzata all’approccio ecologico-sociale che si aggiorna regolarmente. E’ membro di club con il compito di facilitare il processo di crescita e maturazione del club stesso.
9. Nel Club non sono previsti volontari, tirocinanti, visitatori, accompagnatori, osservatori tranne che per la visita dei corsisti durante le settimane di sensibilizzazione.
10. Il Club degli Alcolisti in Trattamento è autonomo, appartiene alla comunità locale e si pone in una relazione di cooperazione con quanti nella comunità si impegnano a sostenere il processo di autotutela e autopromozione della salute in relazione ai problemi alcol correlati e complessi.
11. Ogni famiglia che entra nel Club deve effettuare un breve colloquio con il servitore insegnante subito prima dell’incontro o subito dopo. Tale colloquio non ha natura clinica, non è sostituibile con nessun altro colloquio fatto precedentemente in altro luogo e prosegue nel corso del lavoro pratico del Club. Durante il colloquio la famiglia deve essere informata circa le regole di vita del Club. Le famiglie dei Club vengono informate del nuovo ingresso.
12. Un Club nasce ogni volta che c’è un servitore-insegnante disponibile ad attivarsi e almeno 2 famiglie con un problema alcol correlato.
13. Nel Club possono entrare famiglie con un problema alcolcorrelato e complesso/multidimensionale purché accettino di comunicarlo ai membri del club e sia rispettata la proporzione di due famiglie con problema alcolcorrelato complesso ogni dodici famiglie. In tal caso il servitore-insegnante deve essere disponibile a collaborare coi servizi che seguono tali persone.
14. Per favorire il lavoro del Club nella comunità è necessario seguire una formazione continua attraverso l’attivazione delle scuole alcologiche territoriali di primo, secondo e terzo modulo.
15. I servitori-insegnanti devono incontrarsi in una riunione mensile di auto supervisione dove avviene il confronto sulle difficoltà del lavoro pratico, senza svolgere alcuna attività di supervisione sulle famiglie. L’autosupervisione deve riguardare un numero massimo di 10-12 servitori-insegnanti e deve rientrare nell’autonomia del lavoro del club.
16. I Club di una zona possono riunirsi in associazioni che svolgono una funzione di servizio ai Club (ACAT). I sistemi associativi fanno parte della metodologia ma non sono proprietari dei Club: esse costituiscono nodi della rete di promozione della salute.
17. All’interno dei Club e delle Associazioni dei Club degli Alcolisti in Trattamento le cariche e i membri che le rivestono dovrebbero ruotare regolarmente e sistematicamente; nessuno deve avere interessi specifici, ma essere rappresentante dello spirito dell’approccio ecologico-sociale.
18. I servizi pubblici e privati che vogliono aderire all’approccio ecologico-sociale devono impegnarsi a costituire programmi riabilitativi coerenti con tale approccio. Il personale coinvolto deve avere fatto la settimana di sensibilizzazione, fare il servitore/insegnante e partecipare regolarmente alla formazione della metodologia.
19. Il lavoro dei club si caratterizza per una dimensione antropo-spirituale che presta attenzione all’etica della responsabilità, alla solidarietà ed all’empatia. Per questi aspetti un particolare momento di riflessione è rappresentato dal congresso nazionale di Assisi che si tiene tutti gli anni nel mese di Maggio.
20. Si auspica che venga accolto l’invito a coltivare un atteggiamento di incoraggiamento a sostegno del percorso di crescita e maturazione personale, familiare, del club e della comunità.
21. Si riconosce il disagio spirituale come l’incapacità di accettare se stessi e il proprio ruolo nelle comunità. “Molti dei nostri problemi sono dovuti semplicemente al fatto che siamo persone viventi e consapevoli” (Danilo Salezze).
22. E’ da incentivare in tutte le realtà locali l’organizzazione di Interclub, momenti di condivisione nei quali i club di una determinata zona si incontrano invitando le famiglie della comunità locale e le istituzioni per renderle partecipi della vita del club.
23. Organizzare la settimana di sensibilizzazione necessita di un lungo percorso di preparazione e di condivisione che deve vedere il coinvolgimento di tutti i club di una comunità con le famiglie ed i servitori insegnanti oltre che la comunità locale tutta che deve essere messa a conoscenza il più possibile dello svolgimento del corso.
24. I Club nella loro autonomia si incontrano annualmente nel Congresso Nazionale della famiglie e dei servitori insegnanti che nel 2010 si terrà a Paestum (Sa) nel mese di novembre. Altre occasioni di incontro tra le famiglie sono i Congressi Regionali e gli interclub organizzati dalle ACAT locali o dai club stessi che operano nella comunità locale.
25. Si auspica l’apertura di almeno 10 nuovi Club.
Le presenti conclusioni saranno inviate alle ACAT del territorio padovano, all’ARCAT Veneto, all’AICAT, all’ Agenzia del Centro Alcologico Territoriale, al Coordinamento Cittadino “La Bricola”, al Dipartimento per le Dipendenze di Padova, alla Rivista Italiana di Alcologia, alla rivista “CAMMINANDO INSIEME”. Saranno inoltre disponibili sui siti internet www.aicat.net www.eurocareitalia.org . www.diweb.it
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